L’infanzia e l’adolescenza

Infanzia e adolescenza

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Francesco Russo bambino con la madre e una zia paterna

Francesco Russo – detto Ciccio Russo “u Remma.

Nato a Pazzano il 9 aprile del 1926 da Nazareno  Russo e Maria Zannino, a soli 11 mesi il padre lo abbandona per emigrare in Argentina.
Fin da ragazzino ha coltivato e perfezionato da autodidatta la sua passione per la meccanica e l’elettrotecnica, definito pioniere della tv in Calabria.

La sua infanzia e adolescenza non sono immuni da tutti i sacrifici della  vita  difficile di quegli anni. La madre riesce a farlo crescere con il duro lavoro di una donna sola nelle campagne, trasportando legna per garantirgli anche delle lezioni scolastiche private ed assecondare la sua precocità ad apprendere.

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Francesco Russo bambino

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Francesco Russo adolescente insieme alla madre
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Francesco Russo bambino

 

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Francesco Russo con, a partire da sinistra,Salvatore Sabatino, Nicola Ingrati, Giuseppe Coniglio e Giuseppe Tassone

Studia per corrispondenza con Le Scuole Riunite di Roma e mediante dispense con la scuola privata di elettromeccanica di Torino; nello stesso tempo segue il fratello della mamma nella sua professione di elettricista. Si appassiona fin da piccolo a questa attività e alla meccanica e man mano vengono fuori le sue capacità di piccolo genio che applica in semplici ma ingegnosi esperimenti messi in cantiere con l’aiuto di un gruppo di amici del tempo.

La giovinezza

La giovinezza

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Ciccio Russo e un gruppo di amici del tempo

Ha vissuto gli anni della seconda guerra mondiale che hanno segnato la sua adolescenza e giovinezza come quella di tanti.

Raccontava dei percorsi fatti con una vecchia bici tra strade e campi minati nelle campagne, dove si recava per dei piccoli lavori di riparazione, e della paura dei bombardamenti mentre era arrampicato su un palo a riparare la linea elettrica.20170109_202757

Numerose sono le testimonianze di chi lo ha conosciuto che raccontano le sue epiche imprese da ragazzo coraggioso e audace.

20160615_21403020170109_192838Percorreva con la sua bici il muretto di cinta della stretta strada che collega Pazzano e Stilo, a strapiombo sul precipizio che divide il Monte Consolino da Monte Stella, sfidando amici e compaesani; preparava rudimentali bombe ricavando, con rischiosi metodi, la polvere da residui bellici per rallegrare le festività paesane;staccava la corrente elettrica per interrompere di proposito le piccole rappresentazioni teatrali dell’Azione Cattolica in cui era impegnata come protagonista la ragazza di cui si era innamorato, che invece voleva intraprendere i voti, poi si presentava per riparare il guasto prima causato e incontrare la ragazza.

 

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Il matrimonio

Il matrimonio

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La ragazza in procinto di raggiungere la Fontana dei Minatori
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Fotomontaggio della coppia di fidanzati realizzato dal Russo

Negli anni del dopoguerra Ciccio Russo segue lo zio, operaio Enel e lavora per un breve periodo anche come motorista della Breda, che in quel periodo gestiva l’impianto di flottazione Laveria per la lavorazione del molibdeno. Queste esperienze lo portano a diventare un grande esperto del suo mestiere con la sola quinta elementare.

Entrò nelle simpatie del padre della ragazza che voleva sposare a seguito di una visita occasionale che questo gli fece a casa e dopo aver bussato si vide aprire la porta della stanza situata al primo piano, attraverso un apriporta che il Russo aveva ingegnato.

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Pina Micelotta sposa di Francesco Russo

Fu questo episodio occasione di persuasione nei confronti della figlia che non aveva mai voluto suora, ma che vedeva ormai sposa di “un ragazzo intelligente”.

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Matrimonio celebrato l’11 agosto del 1948
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Foto di gruppo con parenti

A soli 22 anni sposa finalmente la donna tanto desiderata, la donna della sua vita: Pina Micelotta, figlia di Concetta Franco, premurosa mamma di altri sei figli e di Arturo Micelotta, calzolaio dall’animo poetico e sensibile, che si erano “innamorati” del Russo ancor prima della figlia.

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Invito alla celebrazione del matrimonio

 

Il viaggio

Il viaggio

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Motonave Italia

Intanto si era messo alla ricerca del padre che non aveva mai conosciuto e di cui non aveva più notizie perché si era legato ad una donna che nascondeva la corrispondenza epistolare. Parenti emigrati in Argentina riescono a metterli in contatto e il padre paga i biglietti alla moglie e al figlio per raggiungerlo. Ciccio Russo si rifiuta di partire senza la donna sposata da soli pochi mesi. A prestare i soldi per il biglietto della ragazza ventunenne provvede  lo zio materno del Russo mentre il parente che li aveva messi sulle tracce del padre recupera un biglietto di seconda classe, non trovandolo in terza insieme a marito e suocera. Raggiungono Napoli in treno e si imbarcano sulla Motonave Italia a fine dicembre del 1948.

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Emozionante il racconto di quei giorni a bordo della nave: la moglie che, fra i malesseri del mal di mare, vive il sogno delle feste e dei balli organizzati in seconda classe e il giovane e geloso marito costretto ad affrontare il viaggio separatamente in terza classe in compagnia della madre. Le rapide fughe come in un’avventurosa storia da Titanic per il ragazzo che le avventure se le era sempre cercate.

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Accoglienza dei parenti al porto di Buenos Aires
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Testimonianze di bordo

Da racconto cinematografico è l’arrivo nel porto di Buenos Aires. Ciccio Russo scende dalla nave per primo a cercare il padre. Uno dei tanti parenti presenti, interpretando male la richiesta, lo accompagna dal proprio padre e non da quello del Russo. Tornato confuso sulla nave confida alla mamma di aver abbracciato una persona che gli era stato presentato come il padre, ma che lui era certo non lo fosse. Solo più tardi, fra la confusione del gruppo dei parenti che si erano recati al porto ad accoglierli, identifica e abbraccia il padre che non aveva mai conosciuto “provando la forte emozione per aver sentito scorrere il suo stesso sangue” raccontava con le lacrime che gli velavano gli occhi.

L’Argentina

L’Argentina

Gli anni in Argentina furono ricchi di soddisfazioni per i due giovani coniugi. Il padre Nazareno, di professione tranviere e addetto alle officine meccaniche del servizio tram, lascia la donna con cui conviveva e accoglie in casa moglie, figlio e nuora.20170114_13123520160615_091430-1

Ad ottobre del 1949 nasce la prima figlia Maria. Ciccio Russo intanto trova lavoro in una fabbrica metallurgica e viene preso in prova per quindici giorni come operaio elettricista al termine dei quali viene assunto. Qualche tempo dopo è promosso caporeparto e inizia a lavorare accanto agli ingegneri.

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 Racconti audio di esperienze argentine

 

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Inizia a frequentare dei corsi di studi serali e si abilita come perito tecnico ed esperto elettricista con riconosciuti titoli e diplomi.

20170111_204548Viene spesso chiamato dai capi della fabbrica per dei lavori di riparazione extra e spesso difficoltosi da risolvere. Ciccio Russo eccelle sempre superando ogni difficoltà, ma durante uno di questi momenti subisce un incidente per un corto circuito che gli provoca gravi ustioni al viso. Mesi di prolungate medicazioni e cure attraverso cui allarga le sue amicizie. Raccontava di aver assemblato tutti i componenti per congegnare una radio da regalare ad una dottoressa  che lo curò.

20170109_193537 Nonostante le continue soddisfazioni professionali e un tenore di vita abbastanza agiato, prevale la nostalgia per il paese natio e la giovane coppia programma il viaggio di ritorno verso l’Italia nella primavera del 1953.

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A bordo della nave Giulio Cesare il viaggio di ritorno è un nuovo fiabesco racconto la cui trama emozionante si dipana negli scali della baia di Montevideo, fra i sacchi di caffè a Santos, sulla spiaggia di Copacabana, ai piedi del Cristo Redentore a Rio De Janeiro, fra i volti di colore di Dakar in Africa, fra le bellezze di Barcellona in Spagna.

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Viaggio di ritorno in Italia
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Montevideo
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Santos – Brasile
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Spiaggia di Copacabana – Rio De Janeiro
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Barcellona – Plaça de Catalunya

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Il rientro

Il rientro

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Foto con un gruppo di paesani

 

Tornato a Pazzano Ciccio Russo riprende i suoi esperimenti e l’attività che aveva lasciato in un piccolo laboratorio ricavato nella bottega del suocero e poi in una stanza della propria abitazione. Si dedica sopratutto alla riparazione di motori e di qualche radio, tv ed elettrodomestici ancora non erano arrivati in quei luoghi.

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Russo nel suo laboratorio con l’amico Giuseppe Gozzi
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Ciccio Russo, moglie e figli Nazzareno e Maria

 

Racconto audio – Esperienza Centrale Idroelettrica Bivongi    

 

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Interno del laboratorio

Presta dei lavori alla Centrale idroelettrica di Bivongi, che lui raccontava avesse sempre avuto il sogno di voler acquistare e ripristinare.

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Dal libro di Pino Interdonato “Il paese dei pazzi”

 

 

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Gli vengono assegnati degli appalti dall’Enel per portare la linea elettrica nelle zone periferiche di Monasterace e di altri luoghi impervi, così assume e dà lavoro ad una squadra di operai del luogo.

Nel 1955 nasce il secondogenito Nazzareno.

 

 

Qualche anno dopo dall’Argentina rientrano anche i genitori e lo aiutano a soddisfare quello che era stato sempre un suo desiderio: acquistare un appezzamento di terreno nel centro del paese, uno spazio che funzionava per il cinema all’aperto.

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Con l’aiuto del padre come capocantiere costruisce un’abitazione di due piani con spaziosi magazzini al pian terreno che, negli anni del boom economico, vengono adibiti a negozi per la vendita di elettrodomestici e materiale elettrico in un’attività commerciale ceduta ai figli nella metà degli anni ottanta.

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La politica

La politica

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Fin dal rientro dall’Argentina aveva preso parte attiva alla vita amministrativa del suo paese. La prima volta fece parte di una lista elettorale di giovanissimi definiti “i candidati del biberon”.

Nel 1970 viene eletto sindaco con la lista civica La Rosa, ma non conclude il mandato a causa di una denuncia esposta con scopi politici che riguardava i confini del suolo su cui aveva costruito l’ abitazione.20160615_10070920160615_101430

 

 

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Dall’epitaffio per Ciccio Russo di Sandro Taverniti

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Il suo impegno in politica continuò però fino alla metà degli anni novanta a volte fra i banchi della maggioranza a volte fra quelli della minoranza.


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Il tecnico

Il tecnico

Spunti dall’articolo di G. Metastasio per il Quotidiano della Calabria del 9 gennaio 2014

“Nel 1956, quando le trasmissioni televisive della Rai arrivano appena  a Napoli, il tecnico pazzanese iniziò i suoi esperimenti alla ricerca di onde elettromagnetiche vagando lungo strade ripide e sterrate dei Monti Stella e Consolino, a piedi o in sella ad una motocicletta e con uno dei primi televisori comprato proprio nella città Partenopea.

Riuscì ad intercettare un segnale proveniente dalle Puglie realizzando un ponte caldo con una rudimentale antenna innalzata su una quercia lungo le scarpate del Monte Consolino e così le prime immagini televisive raggiunsero uno schermo TV a Pazzano.20160615_092636

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Amplificatore all’interno del cestello per lavatrice

In seguito all’accensione del segnale Rai a Gambarie d’Aspromonte, in mancanza di strumenti e mezzi idonei ma con inventiva e arguzia tecnica, perfezionò i suoi esperimenti sistemando un amplificatore a valvole all’interno di un cestello per lavatrice su un traliccio in ferro issato in cima a Monte Stella.

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Prima immagine TV arrivata a Pazzano

I primi televisori entrarono così nelle abitazioni della Vallata dello Stilaro aprendo le porte all’informazione e ad un processo innovativo-culturale ancora inedito in quei centri periferici.

Nel 1959  la cittadinanza pazzanese intervenne a favore di Francesco Russo per interrompere il decorso di una denuncia anonima e l’ intervento dei carabinieri con cui si tentò di bloccare le trasmissioni non autorizzate. Lo stesso Ciccio Russo sfidò l’Arma ad arrestarlo con il coraggio e la determinazione che hanno caratterizzato le avventure di tutta la sua vita, perché lui “mai e poi mai avrebbe spento il segnale”.20170109_192651

La allora Amministrazione Comunale, con apposita delibera, mise in risalto il contributo apportato  da Ciccio Russo nella comunità pazzanese chiedendo alla Rai e al Ministero delle Telecomunicazioni l’istallazione di un ripetitore su uno dei due Monti Stella o Consolino.

Qualche mese dopo arrivarono alcuni ingegneri della Rai a cui  Russo suggerì le modalità tecniche per sopperire alla debolezza del segnale rilevato in quelle zone. A questo punto si guadagnò l’invito a lavorare per l’azienda che però il tecnico rifiutò per il forte legame da sempre avuto con il suo paese. Sul finire del 1960 la Rai installò su Monte Stella i propri ripetitori e stipulò con Russo un contratto di collaborazione per l’assistenza tecnica.

Nota era la sua spericolatezza nell’arrampicarsi sulle cime dei tralicci spesso senza imbracature anche in età avanzata, spericolatezza che  lo ha caratterizzato fino a qualche anno prima della scomparsa quando spesso lo si trovava su scale pericolanti a sistemare qualche guasto.

Video in onda su Tele Mia 

trasmissione ” Piccole Storie ” di Pino Carella & Camerieri.
servizio di Giorgio Metastasio – riprese Antonio Russo
montaggio Tele Mia – Pubblicato il 19 gennaio 2014

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Quotidiano della Calabria del 9 gennaio 2014

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Ciccio Russo non fu solo il tecnico della TV. Le sue straordinarie competenze tecniche avevano eco su tutta la Jonica  quando sorgevano difficili problemi da risolvere. Il 12 agosto del 1957 portò a termine l’antica aspirazione dell’allora parroco Don Mario Squillace: venne inaugurato l’elettrodotto che portò la corrente elettrica sull’aspro Santuario di Montestella. Negli anni di un’illuminazione pubblica ancora inefficiente, metteva all’opera il suo ingegno con ogni improvvisata attrezzatura per illuminare il percorso della processione di mezzanotte che accompagna il SS. Salvatore nella Cappella in una zona scoscesa del paese.

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“U Rremma”

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La moglie e il figlio Antonio

20170114_131443Nel 1964 nasce il terzo figlio Antonio.

L’attività commerciale che aveva aperto in quegli anni veniva seguita anche dalla moglie, compagna di avventure di una vita, lui si dedicava prevalentemente all’attività  tecnica che sempre lo aveva appassionato.

L’azienda ha subito trasformazioni e adattamenti nel corso dei decenni successivi, ma è ancora attiva con il nome RREM (Radio-Riparazioni-Elettro-Meccaniche) con cui è nata e da cui Ciccio Russo ha ereditato il soprannome che lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza e anche oggi: “RREMMA”.

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 “U Remma” amante di bici e amici, moto20170109_19285620160615_213250 e motori

 

               

 

 

 

 

 “Era spericolato sui tralicci come sui mezzi di locomozione; sempre presente e sicuro di sé” –

Sandro Taverniti – 15 gennaio 201620170109_192806

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Ciccio Russo, Antonino Valenti e Mico Marino

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Ciccio Russo, Filippo Amato, Peppino Leotta e figlia


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Ciccio Russo e Rocco Chiodo (Gridaru))

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Ciccio Russo e Stefano Buontempo

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Ciccio Russo con Don Mario Squillace
Ciccio Russo e il Poeta Giuseppe Coniglio. “C’è uno strano legame tra questi due personaggi, forte e autentico oltre a quello di sangue…Il Poeta raccontava della sua fuga dalla guerra, quando dopo miseri giorni di fame arrivò a Stilo, senza “cavuzzi adu culu” e puntualizzava “no pe muodu e dira”! Arrivato lì provava vergogna a percorrere la strada che l’avrebbe portato a Pazzano. Per un puro caso incontrò Ciccio Russo che l’accompagnò con la sua bicicletta a casa”. Valentina Coniglio

 

 

 

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Ciccio Russo e Francesco Pagliotta

L’uomo

L’uomo

Amava raccontare la sua vita e soprattutto i particolari umani di molte avventure che non basterebbe una trilogia a raccoglierle tutte. Storie, fatti, personaggi con mille sfumature a colori che ti immergevano nel lungo film della sua vita avventurosa, spericolata, intensa alla continua ricerca di nuove avventure che appagassero un animo irrequieto.

Uomo libero e padrone di sé,  sensibile e alla pari provocatore, scrutatore di atteggiamenti e di animi; osservatore attento e critico di fatti ed eventi.

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Intervista a Ciccio Russo a cura del Circolo Ricreativo Pazzanese – luglio 2004

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Negli ultimi anni ripassava al vaglio ogni suo vissuto, riesaminandolo con tutti i se e tutti i ma di una persona modestamente consapevole delle sue piccole imprese, ma soprattutto consapevole di quelli che rivedeva come errori. “Ma non rimpiango nulla” diceva “avrei potuto sicuramente fare di più, ma ormai…” Consapevole anche di quel tempo che gli si accorciava davanti.

Ecco l’uomo. Un’infinità millesimale di quest’uomo apparentemente burbero, ma come tutti i burberi dal grande cuore; “quello della TV” che chiamava sua anche dopo avertela venduta e “ti sgridava se l’avevi toccata”.

Ecco l’ uomo che è entrato in tante case, regalando provvisorie, vecchie e riparate TV, lavatrici, radio e se ne andava dicendo: “tenetela, finché funziona”; che portava a casa tutto ciò che gli si regalava e quasi mai denaro.


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Il suo sguardo è stato sempre insaziabile e proiettato al futuro fino alla fine.

Quando intuì la diffusione delle telecomunicazioni ha iniziato a costruire i tralicci che ospitarono i primi ripetitori per la ricezione di nuovi segnali televisivi.

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Lavoro spesso non adeguatamente compensato e spesso contrastato da situazioni e realtà locali. Ma ha lasciato pilastri e ponti che i figli hanno continuato a costruire e offerto orizzonti nuovi ad un territorio e un paese che ha sempre amato e che, a modo suo, lo ha sempre amato manifestandolo intensamente quando il 15 gennaio del 2016 lo ha perso.

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Ciccio Russo e moglie

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Genn 2017 ( Agnese Montagnese)